Sporco weekend – Helen Zahavi – (non recensione)

Scrive Elsa Dorlin, nel suo saggio Difendersi. Una filosofia della violenza, a proposito di Sporco weekend di Helen Zahavi:

Non troviamo, in questo romanzo, nessuna conversione strettamente eroica della gentile, fragile e vulnerabile Bella in giustiziera sanguinaria, che difende la causa delle donne.
Vi è in gioco dell’altro. Il politico si situa a un altro livello: è giustamente al cuore di quest’intimità vissuta, introspettiva, vinta e disperata e allo stesso tempo di quest’esperienza carnale di una pazienza al limite.
Sporco weekend è la storia politica della distensione di un muscolo, fino a questo momento esaurito, ripiegato su se stesso, che un giorno afferra un martello per far esplodere un cranio. “Politico”, dunque, nel senso più femminista del termine, nel senso in cui può essere politico il personale.

E per me potrebbe anche bastare. E mi è bastato, in effetti.
Però aggiungo: pubblicato in Inghilterra nel 1991 scatena l’ira della Camera dei Lords che ne chiede il divieto di pubblicazione.

La stampa accusa Sporco Weekend di essere una minaccia immorale, ultraviolenta e pornografica, e Helen Zahavi, la sua autrice, di essere una “malata di mente” (Dorlin).

Ho segnato il titolo sul mio taccuino e alla prima occasione me lo sono procurato. E se, con grande rammarico, non sono (ancora) riuscita a parlarvi del saggio di Dorlin provo a parlarvi di Sporco weekend.

Helen Zahavi conferma il mio amore per le narratrici inglesi. Helen Walsh, Ali Smith, di cui mi accorgo, solo adesso, di non aver mai scritto su questo blog, Jeanette Winterson.
La scrittura è netta, minimale, solo apparentemente semplice e lineare. Il gioco di ripetizioni all’interno del testo segna l’incedere della trama così come l’incedere della protagonista, un pensiero dopo l’altro, un’azione dopo l’altra.
La voce di Bella è presente, in prima persona, dall’inizio alla fine. Siamo con lei, dietro di lei, accanto a lei. Davanti a lei.
Siamo lei.

Bella sopravvive, da tutta la vita, cercando di occupare meno spazio possibile. Evitando, come può, il dolore. Non va d’accordo con il dolore, trattiene il respiro nella speranza che il dolore le passi accanto senza vederla. Rannicchiata su se stessa nel suo seminterrato freddo e umido di Brighton.
Bella rispetta le regole. Docile, educata. Sa che se vuole dire no deve farlo sorridendo. Gentilmente. Queste sono le regole. Resta, diligentemente in quel che viene considerato un comportamento auspicabile, sopportando ciò che è comunemente decretato come accettabile.
Bella non mette in discussione, non dubita. Accetta.
Ignora se stessa. Relega tutto, di sé, in un angolo buio, profondo e nascosto.

Finché una mattina si svegliò e si rese conto di non poterne più.

Un uomo la osserva dalla finestra del palazzo di fronte. Quest’uomo la chiama nel cuore della notte. Quest’uomo la avvicina mentre sta seduta su una panchina al sole, occupando meno spazio possibile, e le dice tutto quello che le farà quando di notte, una notte, entrerà nel suo seminterrato.

Bella rintraccia l’origine del suo dolore, che sta ben oltre l’uomo che la osserva dalla finestra, che la chiama nel cuore della notte, che le dice tutto quello che le farà quando entrerà di notte, una notte, nel suo seminterrato.
Quest’uomo è ciò che le fa dire ‘basta’. Bella guarda nel vuoto in cui si è accampata e ci trova una possibilità. Un’impeto di improvvisa energia.
Sovverte le regole, tutte le regole che ci sono per tenerla sottomessa, mette in atto quel che è considerato inaccettabile.

Bella, di nuovo mi faccio aiutare dalle parole di Dorlin,

non impara a battersi, Bella disimpara a non battersi.

Ed è solo l’inizio.

Sporco weekend è un libro schietto, l’autrice innesca una traiettoria precisa e con precisione la segue, fino in fondo. È il racconto di una condizione particolare e rappresentazione di una condizione universale. È un romanzo sulla violenza in cui siamo immersə, che attraversiamo e da cui siamo attraversatə.
E la mostra, questa violenza. Senza censure, nei più piccoli dettagli.
È una storia reale, fatta di personaggi reali, sofferenze reali. Dolori reali. Pensieri reali. Corpi reali.

Sporco weekend è un racconto liberatorio.

« Dimmi cosa vuoi, tesoro. »
Quel che Bella vuole non lo può avere. Quello che vuole sono le finestre aperte nelle notte d’estate. Passeggiate solitarie sulla spiaggia. Non avere paura dei guasti in autostrada. Non avere terrore del buio. Non avere orrore dei teppisti. Non ricevere commenti per strada e toccate furtive sul metrò. Non dover più lisciare il loro amor proprio per paura di ritrovarsi con un pugno in faccia, il naso rotto e la bocca piena di sangue e moccio.

Oh, sì che puoi averle queste cose, Bella, puoi averle eccome.



Sporco weekend
Helen Zahavi
traduzione, Eva Kampmann
Guanda, 2019 – (Macmillan, 1991)
pp. 212

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