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MITMACHER porta in scena “Il complice” di Friedrich Dürrenmatt

E chi l’ha detto che le marionette son solo per i bambini? Vi segnalo volentieri questo spettacolo. Io vado … è un’autoproduzione … posso non andare?     MITMACHER è lieta di presentare la propria prima autoproduzione “Il complice” di Friedrich Dürrenmatt uno spettacolo di e con Luca Passeri e Stefano Scherini Milano – Teatro Verdi – 20, 21,22 e 23 Novembre 2013 – ore 21 e 15 biglietto ridotto a 10€ per tutti coloro che scriveranno  a mitmacherteatro@gmail.com indicando nella email per quale data e quanti posti desiderano     dal sito MITMACHER … MOTIVAZIONI DELLO SPETTACOLO. Lo spettacolo nasce dalla nostra esigenza di attori – marionettisti di cercare un rapporto paritario tra attore e marionetta, rinunciando a gerarchie prestabilite. Come del resto avviene normalmente nel teatro di tutta Europa, il nostro è uno spettacolo teatrale che utilizza lo strumento marionetta senza rimanere nei confini del “teatro di figura – quindi per l’infanzia”. Il tema centrale del testo è quanto mai urgente da rappresentare: l’impossibilità di non rendersi complici di una società che si fonda su violenza e sopraffazione finalizzate soltanto all’acquisizione di denaro e potere. continua a leggere … >>> … e guarda il trailer >>>     e ci vediamo a teatro!

sestanti

La Tartuca, Milano. Quartiere Bovisa.

La prima volta che ho attraversato la porta della Tartuca non sapevo bene cosa aspettarmi. Ero in modalità colloquio di lavoro on, anche se non si trattava propriamente di un colloquio. Io, i miei stivali eleganti di ordinanza e dentro la borsa, inguainato in una cartelletta di plastica, il programma nuovo di pacca del laboratorio di scrittura creativa che stavo proponendo in giro in quel periodo. Nervosa, nervosissima, anche se il contatto me lo aveva dato un’amica che mai e poi mai mi avrebbe mandato in un posto che non fosse in linea con me.  Sono rimasta in modalità colloquio di lavoro che in realtà non era proprio un colloquio di lavoro on i secondi necessari ad oltrepassare la soglia e a fare i pochi passi che mi separavano dalla mano tesa di Linda. Era il 2005. Ho tenuto due laboratori l’anno fino al 2010. Poche esperienze hanno arricchito me e la mia scrittura così tanto. La Tartuca, se non si fosse capito da quello che ho detto fino ad ora, è un bel posto. È un’oasi dove non si conosce la fretta inutile e la velocità insensata. Non si chiama Tartuca per caso. E Linda è una donna accogliente, forte, immersa nel suo progetto dalla testa ai piedi, e coerente, molto coerente. E, lasciatemelo dire, non è che di coerenza ne vedo proprio tanta in giro, ultimamente. La Tartuca è una cooperativa sociale ONLUS che organizza corsi di lingue, dallo spagnolo all’arabo passando per il giapponese, corsi di danza, dalla salsa cubana al country. Alla Tartuca si fa Pilates, Yoga e Tai Chi Chuan, si può fare il corso di fotografia, di teatro o di maglia e uncinetto. Alla Tartuca si degustano vini, cioccolato, wisky, birra e miele. La Tartuca è una bottega artigiana, tutto fatto a mano. Gioielli e borse, oggetti in creta, oggetti in legno. Tutto questo e molto altro. La Tartuca sta in via Varesina, a Milano, in Bovisa. Sono andata a trovare Linda poco prima di Natale. Era almeno un anno che non passavo di lì. Strana, stranissima sensazione. A trovarsi la crisi davanti. La crisi, quella che abita i discorsi incomprensibili di economisti, politici e giornalisti, in Bovisa l’ho vista nelle serrande abbassate e nei negozi chiusi. L’ho vista in un quartiere in cui mi sono sentita subito a casa, per quell’aria di piccolo paese nella grande città. Da cui sembra, adesso, che stiano tutti emigrando, come dal sud al nord. Come dall’Italia all’Ammeriga. L’ho vista, camuffata da stanchezza, negli occhi e nelle parole di Linda. Che però è accogliente, forte, immersa nel suo progetto dalla testa ai piedi e coerente, molto coerente esattamente come quando l’ho conosciuta. Io spero di tornare presto a collaborare con la Tartuca. Voi, intanto, andate a farci un giro. La Tartuca >>>

Dies Irae - Giuseppe Genna - (non) recensione
(non) recensioni di libri

Dies Irae – Giuseppe Genna – (non) recensione

Dies Irae – Giuseppe Genna – (non) recensione Un romanzo (?) che copre un arco temporale che va dal 1981 al 2006.Dalla morte di Alfredino Rampi, il bambino caduto (?) nel pozzo a Vermicino, Genna snocciola la storia del paese Italia, passando per Gelli, la P2, il processo Calvi, la nascita di Milano 3, la caduta del muro di Berlino, Tangentopoli, la guerra in Iraq, i servizi segreti.La fa scorrere, la storia del paese Italia, attraverso la vicenda di tre personaggi principali, Paola C. alle prese con la fuga dal suo trauma, Monica B., figlia della Milano bene travolta da tangetopoli, e lo scrittore Giuseppe Genna. Tutti caduti in un pozzo da cui devono riuscire ad uscire. Come il paese Italia. Un libro di cui ho divorato le prime 600 pagine, nonostante la sintassi articolata e il linguaggio non proprio quotidiano di Genna, facendo un po’ di fatica ad affrontare le ultime 100, provando un affetto particolare per il personaggio di Paolo C. E resto, ancora, dopo aver letto anche Italia De Profundis, con questa oscillazione interiore che non mi porta a decidere se Genna sia un genio o un abile affabulatore, uno che sa usare le parole insomma. O tutte e due le cose.E comunque, un libro che mette il moto il muscolo cervello, che apre finestre, innesca ragionamenti. Una scrittura che centrifuga, alterando la temperatura corporea durante la lettura.Mi riprometto di leggere altro, in modo da fermare questa oscillazione, o magari no.Che l’altra cosa che non ho capito è se è davvero importante darmi una risposta. Dies IraeGiuseppe GennaRizzoli, 2006761 p. (giovedì 11 marzo 2010 dal blogospot) Dies Irae – Giuseppe Genna – (non) recensione

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