Diegozzilab – compiti – Luce

Come si evince dall’immaginetta lì, in basso a destra, sto partecipando ad un corso di scrittura/sceneggiatura sul sito di Diego Cajelli.
E come ogni corso che si rispetti pure a questo bisogna fare i compiti!

Test finale della Fase 1.
Un racconto autoconclusivo, del genere che pare a te.
Lunghezza massima: 2000 battute spazi compresi.
Il protagonista è il tuo Avatar. Quello della foto della tua tessera. Quello che ti ho detto di scoprire e imparare a conoscere. E’ il protagonista della storia che devi scrivere. Se è un attore o un’ attrice, puoi anche usare uno dei personaggi che ha interpretato nella sua carriera.

Ecco. Il mio avatar è quella gran bella donna di Winona Ryder.
Ecco. Questo è quello che sono riuscita a fare.

 

“LUCE”

Sento il rumore delle chiavi nella toppa della porta d’ingresso. Saranno almeno le sette, non mi alzo da ore. E’ buio. Metto il video in pausa e mio marito giovane, carino e disoccupato mi osserva immobile dallo schermo.

Mio marito un po’ meno carino, non più giovane, non più disoccupato, invece, lo so senza bisogno di vederlo, si sta togliendo la giacca, per poi appenderla all’attaccapanni, sfilandosi le scarpe per indossare le pantofole. Ciao amore sono a casa.

– Ciao amore, sono a casa.

– Ciao.

Non mi alzo, non faccio niente. Quando entra in salotto, la luce acida dello schermo, nel buio, fa risaltare il doppio mento, la stanchezza e la curva del ventre sotto il cardigan che gli ho regalato.

– Tesoro, che ci fai al buio?

– Niente.

– Ma quello sono io!

Provo improvvisamente una grande, vertiginosa vergogna.

Troy sorride al sé stesso più giovane di trent’anni.

– Sì.

Pulendo il ripostiglio mi sono ritrovata tra le mani le vecchie cassette del documentario che ho girato ai tempi dell’università. Io e Troy. E Vickie e Sammy.

Dovevo semplicemente gettarle.

Invece le ho inserite una alla volta, una dopo l’altra, nella vecchia apparecchiatura impolverata. Fuori è diventato buio, dentro un po’ freddo, e non ho pensato nemmeno ad accendere una luce.

– Hai passato tutta la giornata così?

– Sì.

Si abbandona lento sul divano.

– Accendi almeno una luce, Lelaina.

Dovrei sedermi a parlare con lui, come ogni sera. Dei suoi alunni, del concerto di fine anno, del mio ultimo montaggio.

Dovrei, semplicemente. Perché sono stata io a volere tutto questo. Io.

Ma ho una domanda ferma in gola.

– Troy?

– Dimmi.

– Sei felice?

Non mi risponde subito. Si alza, si avvicina, mi si inginocchia davanti e dice:

– Sì, Lelaina, sono molto, molto, felice.

E mi sorride.

Lo stesso, identico, meraviglioso sorriso del marito nello schermo.

Riprendo a respirare, lo bacio.

Accendo la luce.

 

Fermo, immobile per un attimo di fronte allo schermo muto e ormai cieco. Lelaina dalla cucina non può vederlo, e non sa, che il sorriso gli scivola via dalle labbra.

 

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