Le formiche festanti – Pinar Selek – (non) recensione

Le formiche festanti parla di noi, della strada, dell’incontrarsi e riconoscersi. Dell’essere complici e solidali.

A volte succede. Le persone che si incontrano in momenti strani, in luoghi frantumati, possono vedersi veramente e insieme svuotare i loro cuori sul cemento armato.

Parla di un Principe dei rifiuti, a cui la madre ha lasciato in eredità la carnagione scura e le spalle larghe, che disegna vele sui muri di Nizza e scrive poesie che infila sotto le porte.
Parla di un Cantante di strada, che porta la chitarra come se fosse la sua seconda testa, il suo secondo cuore, che suona e canta per due ore al giorno in Piazza Garibaldi. Un gabbiano clandestino.
Parla di una Paranoica che ha imparato a gestire il dolore creando spazi per i sogni, le poesie, le canzoni e i dibattiti.
Parla di una Svampita dalle scarpe rosse, a cui piace camminare a piccoli passi per creare il vuoto, anche se ogni tanto si riempie di paura, tendendo verso una leggerezza infinita, del suo passato da assimilare e di quella nonna dagli occhi neri, che aveva conosciuto la rivoluzione nel suo piccolo paesino della Catalogna.

“A las barricadas! A las barricadas! Por el triunfo de la Confederación!”

Di semi, di alberi liberati dalla schiavitù della loro funzione ornamentale e di cani liberati dai loro guinzagli.
Parla dei Paranoici e delle Paranoiche.

Parla dell’amore, quel miracolo che trasforma la merda in fiore, il ferro in acqua.

Parla dei Folli di Nizza, una città che come tante altre non fa sentire la sua voce se non ci si è adagiati sul suo cuore singhiozzando almeno una volta.
E di una donna che ritrova se stessa.
E di una donna che alla fine si iscriverà ad un corso di nuoto e niente la fermerà.

E parla di resistenza quotidiana. Di lotta sociale e di reti da costruire. Di migranti senza documenti e di desideri ardenti.
Di mosaici ribelli, di treni notturni e cimiteri.

Della costruzione paziente di un senso che sia Altro, di un mondo che sia Altro.

Formiche, festanti, intente a scavare tunnel insospettabili per collegare giardini distanti.



Le formiche festanti
Pinar Selek
traduzione di Marta D’Epifanio
Fandango Libri
2020
pp. 216

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