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Il corpo inverso di Barbara Guazzini – (non) recensione

Assenza. Perdita. Potrebbero essere queste le parole per orientarsi nella lettura de Il corpo inverso di Barbara Guazzini.

Il corpo inverso di Barbara Guazzini

Ma anche amore, fatica. Ricerca. Dolore.

Famiglia. Trauma. Smarrimento.

Eppure mi viene in mente una parola che è un nome. Dante.

Il protagonista di questa storia pervade le pagine, le occupa. Con il suo corpo inverso che non trova tregua, spinto in avanti senza una traiettoria perché è impossibile rintracciarne il punto di partenza, l’innesco.

Dante, che impegna tutte le energie cercando di imparare a non amare.

Il corpo inverso è una corda.

Una corda che si tende, pagina dopo pagina. La narrazione che curva, si inclina, verso il basso. Dentro Dante, dentro al passato. C’è sempre il passato, dentro.

Una corda dentro al pozzo, a cui aggrapparsi per risalire.

Una corda annodata intorno alla vita per non affondare in balia delle onde, senza sapere quanto è stretto il nodo dall’altra parte. Se l’altro capo della corda è davvero annodato a qualcosa che riuscirà a tenerci a galla, che non ci farà trascinare via.

Dante, appeso a un filo esile che dondola nel vuoto.

Dante. Che cammina in equilibrio in senso inverso lungo la corda.

È vero, babbo diceva che se lasci qualcosa in un posto – che sia un amore, un dolore o le chiavi di casa – prima o poi tornerai a vedere se sta ancora lì, certe volte per riprendertela, altre per buttarla via.

Corda tesa. Barbara Guazzini la tiene salda tra le mani,  controlla la tensione, muta il ritmo con una progressione precisa. Siamo con Dante, siamo Dante. Fin dall’inizio. La sua fragilità, il suo senso di precarietà. Il suo smarrimento, la sua fame d’amore.

Siamo Dante davanti allo specchio. Siamo inversi in un mondo dritto. Siamo dritti in un mondo inverso. Siamo Dante nello strappo della separazione dal padre, nella presenza assenza della madre. Nella costruzione di un equilibrio frammentato. Nel desiderio, nell’abbraccio. Ipotesi tra le infinite ipotesi.

Una luna buia e sbilenca.
Uno scarafaggio nato senza zampe.
L’uovo di un grosso uccello che si è estinto.
Un girotondo sgraziato di bimbi infelici.
Un pallone bucato dal tipo del primo piano che odia i figli degli altri.
Una nuvola ostinata che non si vuole svuotare.
Un temporale d’estate sfuggito al controllo della grondaia.
La vasca dell’appartamento di sopra che ha sversato.
Potrei continuare all’infinito con le ipotesi. Una macchia può essere così tanti elementi e accidenti – figurati quanti ne posso essere io.

Siamo dentro Dante, guardiamo attraverso il suoi occhi quando li apre e dentro e fuori adesso è tutta verità. E non può fare altro che guardarla, e non possiamo fare altro nemmeno noi.

Il corpo inverso di Barbara Guazzini

Il corpo inverso
Barbara Guazzini
8tto EDIZIONI
192 pp
2024