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Sono fame di Natalia Guerrieri – (non) recensione

Sono fame di Natalia Guerrieri è un libro appiccicoso, intriso di sudore e un velo di polvere.

Una rondine sulla sua bicicletta scarta le macchine, gli sguardi, il livore, la noia, l’abbandono, l’immondizia di una Capitale che è tutte le capitali di cemento, solitudine e alienazione.

Una rondine che pedala per consegnare cibo, che non sembra più nutrimento essenziale, a sconosciuti che sono solo frammenti sparpagliati di qualcosa che non sta più insieme.

E se scrivere è, anche, narrare il tempo presente, il qui e ora, attraverso, ma non solo, il potere creativo dell’immaginazione, Natalia Guerrieri lo fa, e lo fa molto bene.

La capitale di domenica è ricoperta di uno strato di cellophane che incarta quelli che leggono il giornale nei bar, i turisti in fila davanti ai musei, i cani e i loro padroni, i litigi domestici, cocci di piatti, schegge di bottiglia, i video in loop alle fermate della metropolitana. Fuori dal cellophane restano i turisti delle fabbriche, le divise blu degli autisti, gli addetti alle pulizie che preparano l’avvento del lunedì, i commessi dei supermercati che riordinano banane, pacchi di biscotti, sacchetti di plastica, i dipendenti in prova che vogliono fare bella figura, gli stormi di rondoni e gli altri animali piccoli e carini.

Sono fame di Natalia Guerrieri

E il tempo presente è una catena di parole manomesse. Il tempo presente è una manomissione del corpo e della mente per adattarsi, sopravvivere, prevalere, nascondersi, illudersi in una realtà fatta di parole che hanno perso il loro significato, a cui è stato dato un altro significato. 

Casa. Abitare. Amare. Immaginare. Progettare. Riposo. Mangiare. Desiderio. Lavoro.

Ci hanno detto che siamo liberi, ci hanno detto di prenderlo come un gioco, che il potere è nelle nostre ali.

Il tempo presente è ogni giorno uguale a sé stesso, domani non arriva, domani che è sempre ieri ma slittato ogni giorno sempre più basso, sempre più in là, di lato, comunque fuori traiettoria. È la tecnologia che doveva renderci liberi che ci ha colonizzato la mente, i gesti. Le relazioni lasciate in superficie, i sogni e i progetti lasciati cadere ai piedi del letto, in mezzo ai vestiti. Le idee in attesa, sospese in un non luogo.

Chiara è laureata. Chiara si è mossa in avanti, ha lasciato la sua casa, ha lasciato la sua famiglia, con un passato che un la segue e che la accompagna. Chiara ha messo un piede nel suo futuro per ritrovarsi immobile in un inutile movimento perpetuo. Scollata da sé, scollata dall’altro che le vive accanto, che le passa di fianco, che la sfiora. Chiara dorme in una stanza che è uno sgabuzzino. Chiara si aggrappa alla sua identità che si sfalda.

Mi sembra di perdere un pezzetto di ciò che sapevo, giorno dopo giorno, un pezzetto della mia testa. Non riesco. concentrarmi. Chiudo la pagina e premo il viso sul cuscino.

Sono fame di Natalia Guerrieri

Sono fame di Natalia Guerrieri narra le dinamiche insostenibili del tempo presente e dei corpi che lo attraversano. 

Del corpo di Chiara, che si fa sempre più leggero, magro, ossa cave e stomaco chiuso. Chiara pedala, più veloce, di più. Per restare in equilibrio e non cadere. Il corpo di Chiara esausto, sfruttato, autosfruttato, ferito. Perennemente in affanno, come una strana e disarticolata corsa senza direzione.

In equilibrio, precario. D’istinto.

Sono fame di Natalia Guerrieri narra di un inevitabile che può essere evitato. E di un’identità a cui si può tornare, forse unico luogo reale dove potersi salvare prima che si sfaldi anche l’ultimo pezzettino.

Sono fame di Natalia Guerrieri

Sono fame
Natalia Guerrieri
Pidgin Edizioni
260 pp
2022