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qualcosa stride

Qualcosa stride. In un punto imprecisato, qualcosa. Un ingranaggio fuori posto. Un tassello che s’è messo di sbieco. Nel quotidiano impegno che metto nel tenere in ordine gli eventi, le parole dette e quelle sentite.

E un posto anche per quelle pensate.

Qualcosa stride. E vanifica gli sforzi. Inquina il desiderio. Anche il più piccolo, anche il più semplice da raggiungere.

La frenesia, allora, dei gesti che girano a vuoto, e quella sensazione, inopportuna, a fine giornata, d’aver girato a vuoto insieme ai gesti. Manca qualcosa. O c’è qualcosa di troppo.
E quella cosa che stride.
E il tempo, nel modo più banale possibile, scappa.
E tenere fuori ciò che mi ferisce. Tenere fuori ciò che mi distrae. Tenere fuori ciò che riconosco come nocivo. Preservarmi e difendermi è solo un agitar le braccia e le gambe, sul posto.
Sudata e stanca senza aver fatto un passo. Né avanti, né indietro. Né tanto meno, e sarebbe già abbastanza, di lato.

Fuori fuoco. Fuori asse.

C’è qualcosa di troppo.

C’è qualcuno, di troppo.

Scendete tutti dal mio fungo.

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