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Electra di Violetta Bellocchio – (non) recensione

Non dovrei scrivere la (non) recensione di Electra di Violetta Bellocchio. Non ne uscirà niente di buono. Ma continua a tornare e ritornare. E quindi.

Electra di Violetta Bellocchio

C’è qualcosa nella scrittura di Violetta Bellocchio che si aggrappa da qualche parte, in profondità. Molto in profondità. Qualcosa.

Qualcosa della sua scrittura si stacca dal testo e si aggrappa. È successo con Il corpo non dimentica, è successo con la festa nera. È successo con Electra. I libri di Violetta Bellocchio mi fanno venire voglia di scrivere. Di scavare e scrivere, scavare e scrivere, scavare e scrivere. Usa parole che riconoscono, che risaltano sullo sfondo. Come fotogrammi. Immagini dai contorni nitidi, perfettamente delineati.

Ma cosa sia, esattamente, questa cosa che si aggrappa, non lo so. Per questo non dovrei scrivere questa (non) recensione. Perché non so da che parte cominciare, figuriamoci arrivare alla fine. Ma tant’è.

Electra di Violetta Bellocchio

Electra di Violetta Bellocchio è il racconto in tre parti di una rianimazioneE di quante cose diventano affrontabili nel momento in cui si trova una via d’uscita.

Tre parti.

Parte prima. Violetta Bellocchio

Parte seconda. Sconosciuta senza nome

Parte terza. Barbara Genova

È il racconto di una violenza, di una denuncia e dello smantellamento dello stereotipo della vittima. Essenziale. Necessario. Vitale.

È il racconto, ma non solo, anche se potrebbe bastare, di un corpo che scompare per scelta. Via i vestiti, via le scarpe, restano solo quelle che indosserà  fino a quando cadranno a pezzi, via i profumi, le borse, attrezzi da cucina mai usati, smalti, via i gioielli, si salva solo una collana d’oro. Via il telefono, via i social, via le mail, via i contatti, le apparizioni pubbliche. Appena in tempo.

Sparisci. Chiudi tutto. lascia che di te si perda ogni traccia.
Prima sparisci. Poi, si vedrà.

Della differenza tra pensare e credere.

Non lo posso sapere, però credo che tutta questa storia per come l’ha innescata la sequenza di eventi nella settimana in questione avrebbe potuto prendere solo e soltanto la piega che prenderà quando me ne andrò; ma a volte penso che avrei finito per fare le stesse scelte senza bisogno di incidenti scatenanti. Le tessere del domino sarebbero cadute, i pezzi si sarebbero incastrati, e penso che a un simile punto di arrivo ci saremmo arrivati ugualmente.

Perché non ha mai fatto quello che ha voluto, perché ogni apparizione pubblica ti stacca un morso di carne dal collo.

È il racconto di una donna con due lingue madri, che recide una di queste lingue per sprofondare nell’altra, una donna con una relazione con la parola così viscerale da permettere alla parola letta di accenderle la testa, e alla parola scritta di cambiare la materia

Era sempre stata la mia casa, non la pagina bianca quanto la tensione tra la mano che scrive perché è viva e la testa che comanda perché vede. Era casa mia una volta e tornerà a essere casa mia.

E di un nuovo corpo che si costruisce e si forma, in assenza di corpo pubblico. In un’assenza di corpo, in certo senso. Un’altra identità, in un altro spazio e in un altro tempo, in un certo senso, di cui abbiamo solo un paio di foto di schiena. E parole. Tante parole. Parole viste, parole riconosciute. E le buone maniere.

Smontare ricostruire. Dismantle ad rewire. Un nuovo modo di camminare. Una nuova andatura. Una nuova voce. Un nuovo sistema nervoso. Che si solleva da quelle parole, che si sostiene, si riempie, prende forma e sostanza. Una parola dopo l’altra, una pagina dopo l’altra, una barra dopo l’altra. Identificazione di corpo e parola. Di corpo e scrittura. Di corpo e lavoro.

Immagina di esse presente e centrale nel minuto della tua nascita. Immagina il piacere che posso provare nel rendermi contro che sto entrando nella mia prima vera forma di vita.

Electra di Violetta Bellocchio

C’è questo, tra le cose che ho visto, dentro a Electra di Violetta Bellocchio, e c’è tanto altro. C’è anche tutto quello che non ho visto. E tutto quello che non sono riuscita ad estrarre dal garbuglio di pensieri che si è formato intorno a questo libro che magari uscirà fuori, da qualche parte.

E c’è quella cosa che mi si aggrappa dentro, in profondità. Qualcosa nel suono delle parole che sceglie. Qualcosa nel modo in cui le dispone sul foglio. Qualcosa nel momento in cui decide di farmi ridere e in quello in cui decide di lasciarmi sospesa.

Chissà.

Electra
Violetta Bellocchio
ilSaggiatore
368 pp
2024