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Autogrill di Alessandra Gondolo – (non) recensione

Autogrill di Alessandra Gondolo è la storia di come si può imparare a sorridere anche quando si pensa di non esserne assolutamente capaci.

Non so sorridere.

Autogrill di Alessandra Gondolo

Quella di Alessandra Gondolo è una scrittura semplice e lineare capace poi di balzare in avanti, il dettaglio netto che esce dalla pagina, un’immagine che si materializza sulla pagina che quasi la puoi toccare.
Una scrittura controllata che si libera e si lascia andare in piccole schegge affilate.
Come le voci che riesci a distinguere nel brusio di sottofondo.

L’autogrill è come un’orchestra. Dal brusio indistinguibile della base, a un certo punto, si levano voci soliste, spesso stonate e che poi, come sono nate, improvvisamente scompaiono, lasciando uno spazio vuoto occupato da un’altra voce.

Autogrill di Alessandra Gondolo è un romanzo che passa dal corpo. Il corpo di Miche, il respiro di Miche. Il respiro nell’addome di Miche. La bocca di Miche. I denti di Miche. Frammenti di Miche, un’io spezzato che non riesce a ricomporsi.

Miche che cerca di scomparire, strisciare, nascondersi nei vicoli, cercare gli angoli più bui, entrare nei negozi solo se non c’è nessuno, che cerca di apprendere le emozioni imitandone il movimento che si manifesta nel corpo.

Autogrill è la storia di alcune parole che non hanno più voce, quelle del passato.

È il passato che Miche tiene nascosto tra vestiti abbondanti, nella torta al limone. È il passato che Miche tenta inutilmente di trattenere.

Tutto sgorga, il passato segregato negli interstizi del suo ventre inizia a trovare fori da cui uscire, spruzzi lanciati che ricadono lentamente ma che, a poco a poco, bagnando del tutto l’attorno, riconoscendosi acqua e ricoprendo quello che è il presente.

Perché per quanto si possa correre in sella alla motoretta in mezzo alla linea bianca tra le due corsie, il passato, semplicemente, è sempre qualche metro più avanti.

Semplicemente, il passato non scompare mai.

Autogrill di Alessandra Gondolo è la storia del lavorio sottile e sotterraneo della vita che procede in avanti, nonostante tutti i tentativi di trattenerla, silenziarla, immobilizzarla sotto strati e strati e strati. È la storia di un corpo che si dibatte, impercettibile, in cerca di protezione, un rifugio, una stabilità. Qualcosa di piccolo, che non occupa spazio, che non attira l’attenzione.

Autogrill è la storia di un respiro nuovo, una nuova torta. Un nuovo modo di stare al mondo, lenzuola pulite e strade che sono solo spazio da attraversare e non un mezzo per raggiungere qualcuno.

Una ninfa di cicala.

Che imparare a sorridere.

Semplicemente.

A poco a poco il dente si noterà sempre di più, con dolcezza e consapevolezza, perché nello stare lì, al centro di una foto mai scattata, e non essere, come sempre, nascosto dentro una bocca che non gli permette di uscire.

E bighellonare, e a respirare da sola. A trasformare i pensieri in parola, il respiro dentro l’addome. Vita interrotta che riprende a scorrere.

Semplicemente.

Autogrill
Alessandra Gondolo
8ttoedizioni
272 pp
2025

Un’altra recensione per 8ttoedizioni, Il corpo inverso di barbara Guazzini.

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