Scrivere

Scrivere è difficile. Aggrapparsi alla parola, non perdere il senso della narrazione. Il senso di quella scheggia che si è staccata dal mosaico mondo. Il senso di quella scheggia che si è andata a conficcare lì dove iniziano a formarsi le storie. In un punto imprecisato tra cuore, stomaco e cervello.
Aggrapparsi a quella parola. Tremare quasi, con il terrore di vederla disfarsi, liquefarsi, sparire. Il senso profondo. Perderlo tra le cose tangibili e reali della vita fuori dal foglio e non trovarla mai più.
Scrivere è difficile. Darsi ogni giorno quell’autorevolezza necessaria per affermare nero su bianco questo e non quello. Per incidere nero su bianco parole, universi, mondi, emozioni, immagini. Sospendere tutto il resto e scrivere, narrare. Sentire il suono di quello che si scrive, sentirne l’andare, l’andamento. L’equilibrio. Sapere dove mettere quel punto. Quella virgola. Quella parola e non un’altra. Non perdere il suono, l’andare, il divenire lo scivolare della narrazione.
Costruire qualcosa che prima non c’era. Dove prima non c’era adesso c’è. Un mondo, un’immagine, un’idea. Qualcosa, qualcuno. Tutto nelle tue mani. Credere. Come un atto di fede. Perdersi. Isolare il concetto. Lasciarlo nudo in mezzo al tavolo. Osservarlo da ogni angolazione possibile. Sentire, decidere. Chi, cosa, dove, come, quando.
Perché.
Creare. Nella dilatazione esponenziale del tempo. Lavorio della mente. E la consapevolezza che la creazione non si vede ad occhio nudo. Non la si può misurare. Che quel movimento di costruzione avviene da qualche parte ma non qui. In un tempo che è semplicemente fuori dal tempo. Incalcolabile.
La scheggia che si stacca dal mosaico mondo. L’idea. La parola. Il senso profondo. Quello che devo dire, quello che voglio dire. Che si conficca in un punto imprecisato tra cuore, stomaco e cervello. Sedimenta. Si muove, pulsa. Ossessiona. Esiste. Materia aliena di cui si cerca di interpretare il movimento, il suono. Si aggrappa, cresce. Cola. In un tempo che è semplicemente fuori dal tempo.
Costruire. Creare. Scrivere qualcosa che prima non c’era. Decidere, crederci.
Affermare nero su bianco questo e non quello. Aggrapparsi alla parola, quella parola, farla scivolare sotto le porte, chiuderla in uno scarabocchio. Aggirarla, assediarla. Interrogarla. Nella paura di perderla.
Con il terrore di vederla disfarsi, liquefarsi, sparire.
Il panico.
Il coraggio di scendere in profondità. Contemplare l’idea di non piacersi. Farsi carico del possibile fallimento. Sostenere l’immobilità.
Accettare che la creazione non si vede ad occhio nudo, e che sta altrove. Lontanissima nel tempo e nello spazio dal momento in cui ci siede a scrivere la prima parola.

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