ricominciare

Ricominciare a scrivere, ricominciare a scrivere sul serio. Surreale, non pensavo che sarebbe accaduto, scrivere di nuovo, come prima ma in modo completamente diverso.

Non so quanto durerà, se durerà. Mi godo il momento e questa condizione di rinnovato equilibrio. Perché, lo so, solo quando scrivo, solo quando sono a lavoro su qualcosa, non mi sento un relitto alla deriva in un mondo mare in cui non ho mai imparato a nuotare.

Di alcune cose mi ero completamente dimentica. Dell’impatto sul corpo, sul fisico per esempio. Avevo dimentico la spossatezza fisica dopo un’intera giornata dentro ad una storia, cercando di non perderla, di darle il giusto colore, il giusto timbro una parola dopo l’altra.
Mi ero dimentica di quelle frasi di raccordo che ti vengono in mente all’improvviso, mentre non sei con il culo sulla sedia e i gomiti sulla scrivania, il terrore di perderle, di non riuscire a cucire i pezzi.
Mi ero dimenticata dell’esaltazione.
Mi ero dimenticata della giostra, che dall’esaltazione ti scaraventa nell’abisso dell’inadeguatezza e dell’incapacità. Vedere la storia, poi non vederla più. Vedere il senso di quello di quello che si scrive e poi non vederlo più.

Come quando ho scritto VA:LE. Come quando ho scritto i racconti del Tarlo Ippopotamo.
Come quando ho scritto Ni una más.

Ma comunque in modo completamente diverso. Per me, senza pensare ad una destinazione, ad una collocazione. Senza pensare a niente se non a quello che sto raccontando.

Spero di non essermi dimenticata come si scrive, ecco. Ma questo si vedrà più avanti.

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