Ci sono giorni

Ci sono giorni, come questo, che il sonno non si leva di dosso, il caffè fa lo stesso effetto di un bicchiere d’acqua e l’attenzione alle cose sfiora il minimo consentito. Ci sono giorni, come questo, in cui tutto sembra avvolto da un velo di attesa e si osserva una porzione di muro bianco per minuti interminabili. E i sospiri si sprecano.

Ci sono giorni, come questo, in cui si spera talmente tanto che qualcosa arrivi che si decide di restare fermi immobili ad aspettare, sai mai che qualcosa arriva davvero e noi magari siamo altrove, distratti, impegnati. Ci sono giorni, come questo, in cui i pensieri saltellano a caso nella testa. E i sospiri si sprecano.

Ci sono giorni, come questo, che niente sembra essere davvero importante, e si ha il sospetto che tutto sia fondamentale. Con la sensazione, o forse è solo ancora desiderio, che i pezzi del puzzle vadano ad incastrarsi senza bisogno di fare, di dire, di pensare. Ecco, ci sono giorni, come questo, in cui si osserva il mondo girare. E i sospiri si sprecano.

Ecco, sì, ci sono giorni come questi in cui il peso degli affanni viene poggiato a terra, come sacchetti della spesa che segano le mani. E ci si asciuga il sudore dalla fronte, i sacchetti s’ammosciano a terra, e la città si muove tutta intorno. Giorni in cui nell’immobilità si cerca di recuperare il baricentro necessario. Senza dirselo, solo d’istinto.

Giorni come questo, in cui i rituali quotidiani sanno di buono. Giorni in cui il corpo e la mente impongono un ritmo diverso, più lento, più umano, privato. E i pensieri pesanti, i pensieri complicati, i pensieri sulle cose altre restano sospesi, altrove. In attesa. Giorni come questo, in cui si ha solo voglia di sorridere per cose di poca importanza. Senza dirselo, d’istinto.

Giorni in cui c’è bisogno di leggerezza, quella leggerezza che rallenta e modifica, che inquadra e ridimensiona. Quella leggerezza che permette di guardare le cose da un punto più alto, privilegiato, che mostra il quadro d’insieme*. Giorni in cui si scende dal treno in corsa. Giorni in cui si lasciano andare le responsabilità. Giorni in cui il caffè, anche se fa l’effetto di un bicchiere d’acqua, lo si beve più lentamente.

*ogni riferimento alla calviniana leggerezza delle lezioni americane è decisamente voluto.

foto – x-noise
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0 Comments

  1. mia parissi 23 Febbraio 2011 at 13:25

    Ho dato una sbirciatina veloce veloce prima, che il tempo ultimamente sembra un maglione rimpicciolito e infeltrito. Appena posso mi faccio un bel giro.

    Saluti

    M.

    Reply
    1. Deborath 23 Febbraio 2011 at 20:49

      Ok, tranquilla, fai pure con comodo: quando vuoi, le mie porte sono sempre aperte… 🙂
      Grazie di essere passata e buona serata…

      Reply
  2. Deborath 23 Febbraio 2011 at 11:09

    Ciao Mia, arrivo qui dal blog di Josè…
    Ho trovato questo post terribilmente vero e condivisibile, soprattutto oggi che per me è un giorno come questo…
    A presto…
    Sottoscrivo il tuo blog se non ti dispiace: mi piace il tuo modo di scrivere…

    Reply
    1. mia parissi 23 Febbraio 2011 at 12:34

      Ciao Deborath,

      e grazie. E’ una delle magie della scrittura. Trovare le parole per descrivere un momento della vita di qualcuno che non si conosce … 🙂

      Dispiacermi se sottoscrivi? No, no, che scherzi?

      A presto, qui o da Josè …

      Reply
      1. Deborath 23 Febbraio 2011 at 13:05

        Ho un blog anche io, se ti fa piacere e se posso, ti invito a venirmi a trovare quando hai un pò di tempo libero…
        🙂

        Reply
  3. Dona 18 Febbraio 2011 at 16:09

    E ci sono giorni come questo in cui ci si rifugia nella propria “droga personale” ed e’ difficile poi riprendersi…
    Un caro saluto
    Dona

    Reply

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