altri pensieri in quarantena altro giro altra corsa

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Venerdì 18 giugno 2010

Pensare, pensare

Penso che nella società di oggi manchi la filosofia. La filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che potrebbe non avere un obiettivo specifico, come la scienza, che avanza per raggiungere gli obiettivi. Ci manca la riflessione, il pensiero, abbiamo bisogno del lavoro del pensiero e mi sembra che, senza idee, non stiamo andando da nessuna parte.

José Saramago

Oggi parto da questo. 

Dalla necessità di articolare un pensiero che provi ad uscire da questo tempo in stallo, da questa immobilità fisica e sociale. Da questa immobilità politica.

Ragionare, articolare il pensiero, porsi in modo critico rispetto a questa gestione calata dall’alto non significa negare l’esistenza dell’emergenza sanitaria. 

Significa non affidarsi ciecamente al potere, significa restare vigili, significa cercare pratiche per agire sul presente, significa cercare pratiche per agire sul futuro, significa individuare, valutare, prevenire, evitare ed arginare i danni.

Significa non lasciare indietro nessun*. Significa pensare alla collettività, molto più di quanto non lo sia affermare con prepotenza che adesso è il momento di fare tutti il nostro dovere, di rispettare le regole che ci sono state imposte per la nostra sicurezza. 

Dubitare di queste regole, della loro utilità e della loro ragionevolezza non significa negare l’esistenza di questo virus, non significa negare i lutti. Non significa negare la necessità di avere delle regole (postilla personale, mai avrei pensato di scrivere una frase simile), significa che c’è bisogno che queste regole siano non solo realmente funzionali ma soprattutto che non siano dannose.

Criticare il sistema e dubitare della sua buona fede e della sua efficacia, sempre e a maggior ragione adesso, significa andare al di là del proprio lockdown, significa portare al centro del dibattito le istanze proprie e quelle di chi sappiamo essere in situazioni di difficoltà non solo in questo presente eccezionale ma che saranno in difficoltà in quel futuro che sebbene possa essere difficoltoso immaginare, potrebbe non essere così difficile da delineare. In un senso e nell’altro.
Non tutti i lockdown sono uguali. E nessun* deve essere lasciat* indietro.

Abdicare con tanta facilità  su libertà individuali e collettive è un rischio che non ci possiamo permettere di sottovalutare. Accettare senza senso critico la gestione di questa emergenza, non dubitare che ci sia una scelta che preferisce la linea della paura e non quella della considerazione di quelle che sono le diverse realtà coinvolte, non dubitare che ci saranno delle conseguenze, alcune endemiche ed altre fortissimamente volute, quando tutto questo sarà finito, è dannoso tanto quanto decidere che questo virus non esiste o continuare a comportarsi come se non fosse pericoloso.
Zittire con fare paternalistico chi cerca di costruire un dissenso ragionato e ragionevole su un discorso che riguarda tutt* non serve a nessun*.
Non guardare dentro al #iorestoacasa significa ignorare i corpi reali che vivono, subiscono e attraversano questo mantra che ci viene ripetuto da ogni altezza, da ogni direzione. 
Mantra che diventa unica ossessiva via di salvezza, mantra assorbito acriticamente che diventa bolla sospesa di immobilità, lì dove non arriva la delazione, in cui rifiutarsi categoricamente di interrogarsi, non dico opporsi ma almeno interrogarsi, sull’utilità e la ragionevolezza di un controllo dei carabinieri effettuato tra persone che, nel rispetto della distanza e dell’utilizzo della mascherina, trasgrediscono al mantra. Bolla in cui rifiutarsi categoricamente di contemplare la possibilità, e la ragionevolezza, della necessità, per qualcun*, per molt*, per tutt*, di uscire dal perimetro claustrofobico, quando non pericoloso, fisicamente e mentalmente, della propria abitazione.
Bolla in cui rifiutarsi categoricamente di pensare a tutt* quell* che non trasgrediscono al mantra accumulando danni, fisici e non, che andranno smaltiti, lì dove possibile se possibile.

In cui rifiutarsi di pensare che quelli che impongono regole dovrebbero anche offrire soluzioni, organizzare alternative e non essere assolti da un è un caso eccezionale, non era mai successo, intanto non usciamo, poi si vedrà, qualcosa faranno.

Bolla in cui rifiutarsi categoricamente di esercitare il dubbio.

Bolla in cui rifiutarsi categoricamente di chiedersi su cosa, domani, saremo incapaci di interrogarci. A cosa, domani, saremo incapaci di opporci.

Pensare (pensare) non è facile. Restare lucid* quando lo spazio fisico comprime lo spazio mentale, quando il perimetro si restringe, quando la paura annebbia il respiro. Quando non si è abituat*. Non è facile. Ma è necessario. Sempre.

Pensare (pensare).

Oggi parto da questo. 

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1 Comment

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