Margherita, frammento #1

Prima di Rita, Ghita, Altra e Marghe. Intorno, e dopo. Margherita, in frammenti. Per poter lavorare devo far uscire dalla scatola quello che è stato scritto.


Margherita, frammento #1

Margherita è un nome.

Si volta verso la finestra, sul muro della casa al di là della strada un passerotto si posa e becca l’intonaco, vibra di piccoli movimenti ripetuti. Poi accade qualcosa, qualcosa che non vede e non sente, ma volano decine di passerotti, anche quello sul muro. Volano via. 
Margherita rimane a guardare il muro della casa al di là della strada. 
Vuoto. 
Margherita non si immagina di volare via con i passerotti. Non vuole sapere cosa non ha visto e cosa non ha sentito. 
Margherita ha una mano, piccola, bianca infilata tra le cosce accavallate. L’altra è un pugno, piccolo, bianco appoggiato sul tavolo. Nel pugno c’è una penna.
Margherita è un nome, è il suo nome. È il suo nome e quello di tante altre Margherita. Che camminano, amano, mangiano, dormono, lavorano, odiano, ridono, escono. Tante altre Margherita, da qualche parte. Tante Margherita, che esistono. Avanzano. Corrono. Arretrano. Ballano. Tante Margherita. Che si provano vestiti, che annaspano. Che cercano. Che ascoltano, chiudono gli occhi, studiano, lavano i piatti. Si voltano, sbagliano. Camminano, toccano. Aspettano. Progettano, scappano. Restano. Cadono. Si nascondono. Tornano. Chiedono.
Questa Margherita allenta il pugno. Nel pungo c’era una penna. La penna fa un piccolo rumore quando incontra il tavolo, fa un mezzo giro su se stessa e poi si ferma. 
Questa Margherita stringe i muscoli intorno agli agli occhi, le si formano due pieghe sulla fronte. Sigilla le palpebre e fa sparire tutte le altre Margherita. 
Quando si volta, il passerotto, un passerotto, torna e si posa sul muro a beccare l’intonaco, vibra di piccoli movimenti ripetuti.

Margherita è un nome. 
È il suo nome.

Ma Margherita sa che un nome senza corpo è solo qualcosa che puoi pronunciare senza che accada niente.

Margherita.

È un nome senza corpo. 

E il corpo è.
Il corpo è tutto.

Il corpo sente, il corpo incassa. Il corpo vive. Il corpo si riempie. Il corpo ricorda. Il corpo non mente. Il corpo percepisce, dolore. Piacere. La fame e la sete. Il corpo reagisce. Il corpo accoglie. Il corpo si chiude, il corpo non dimentica. Il corpo traduce il mondo. Il mondo colpisce il corpo, il mondo accarezza il corpo. Il corpo risponde. Il corpo sceglie. Il corpo dice. Il corpo afferma. Il corpo trema, il corpo resta. Il corpo aspetta, ascolta. Il corpo tocca, riconosce, scopre. Il corpo esplora, il corpo conosce. Il corpo agisce. Il corpo sta.

Margherita fissa i libri aperti, il quaderno aperto. 

Il corpo è. 
Il corpo è tutto.

Margherita sfila la mano dalle cosce accavallate, con tutte e due le mani si sposta i capelli lunghi, lisci, neri dietro alle orecchie. Con la mano che prima stava infilata in mezzo alle cosce accavallate, che sono sempre accavallate, sfoglia un pagina, l’altra mano riprende la penna. Margherita legge, costruisce un pensiero intorno a quello che legge, riporta il pensiero sulla pagina del quaderno aperto. 
Margherita studia.
Margherita studia mentre il passerotto becca il muro della casa al di là della strada e vibra di piccoli movimenti ripetuti.

Il corpo di Margherita, adesso, è vuoto.

Un corpo vuoto non è.
Un corpo vuoto non è niente.

Il corpo di Margherita non è.
E Margherita è solo un nome.
Il suo nome.

Ma un nome senza corpo è solo qualcosa che puoi pronunciare.
Senza che accada niente.

Margherita.


margherita
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