La cronologia dell’acqua – Lidia Yucknavitch – (non) recensione

In certi libri vorresti entrarci, fisicamente. O masticarli, masticarne le pagine. Ingoiarne le parole. Fisicamente. Fonderti, scomparirci. 

La cronologia dell’acqua di Lidia Yuknavitch, con la traduzione di Alessandra Castellazzi, è corpo unico di cui è impossibile isolare le parti, impossibile sottolinearne i passaggi più rilevanti. Corpo unico, acqua che si muove a ondate. Lampi.

“Ma è così che ricordo. Ricordo attraverso lampi sulla retina, disordinati. La vita non segue alcun ordine. Gli avvenimenti non rispondono al rapporto causa effetto come vorremmo. É tutta una serie di frammenti e ripetizioni e trame. Questo condividono il linguaggio e l’acqua.”

La cronologia dell’acqua è voce. Voce che torna, su carta, attraverso la carta e grazie alla carta, potente, dissacrante, onesta. Reale. Vera. Una voce piena di segreti furiosi, rotture e vergogna.

Dolore e rabbia. E perdita.

Desiderio.
Di vita, di morte, di sesso, di carne, di pace, di libertà.

Ancora non sapevo che il desiderio va e viene ovunque voglia.
Ancora non sapevo che la sessualità è un continente. Ancora non sapevo quante volte può nascere una persona.”

La cronologia dell’acqua è corpo sessualizzato ridotto al suo genere che si autodertermina, si radicalizza, si rivendica, si costruisce e decostruisce, si immerge e riemerge, si perde, si trova. Nel corpo, che non mente.

È desiderio di liberare il corpo dalle emozioni, svanire nello spazio tra ragione ed emozione. È la rabbia del padre, che ti fa scegliere tra il terrore e la collera e tu scegli la collera. L’assenza della madre, vodka e profumo, a cui piace nuotare più di chiunque altro. Cigno. È la descrizione di come (si può) sopravvivere alla violenza. Resistere ed esistere nell’abuso che è punto di partenza ma non fulcro del movimento in avanti.

Dieci anni per riportare in vita un io. Tra un incontro e l’altro nuotavo nella piscina della University of Oregon. Nuotavo nella letteratura del Dipartimento di Inglese. Nell’acqua e nelle parole e nei corpi. La mia safe word era “Belle”.
Ma non l’ho mai usata.

È fuga disordinata e spalle larghe da nuotatrice, droga, alcol, cazzate, bionda imbecille buona a nulla che forse non può annegare che alla fine impara a vivere sulla terraferma. Fino alle parole.

La cronologia dell’acqua è amore, sorellanza. Incondizionata. Sorella.

Vi racconterei, infine, che mia sorella sostituì mia madre e mio padre nella mia mente e nel mio cuore, che creammo un’unione per sopravvivere grazie a cui oggi siamo ancora vive.

E un regalo.

Se avete mai fatto cazzate nella vostra vita, o se il grande fiume della tristezza che scorre in tutti noi vi ha mai lambito, questo libro è per voi. Grazie per l’energia collettiva necessaria per scrivere a dispetto della cultura. Vi capisco.

In cui si scivola, come dal bordo scivoloso di una piscina. Ci si cade dentro, immerse nel riconoscimento. Anche se non è la nostra storia, è la nostra storia. E ci si affonda, verso il fondo, verso il centro, sommerse. Circondate, ad occhi aperti. Ad occhi aperti su una storia che è tante storie, frammenti scomposti che ci appartengono, sensazioni che sappiamo, che se non le sappiamo sappiamo farle nostre, ricordi narrati in una lingua che conosciamo, in cui siamo capaci di nuotare, che non ci fa paura. Che non deve farci paura. La rabbia. Non deve farci paura il dolore. Non deve farci paura costruire il nostro io. Non deve farci paura raccontare le storie. Non devono farci paura le parole.

Grazie Lidia.

La cronologia dell’acqua
Lidia Yuknavitch
traduzione di Alessandra Castellazzi
nottetempo, 2022
336 pp

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